Si è tornati a parlare questa mattina a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele di violenze contro le donne, con il caso di Amelia, che ha avuto il coraggio di denunciare i pesanti maltrattamenti subiti dal 2022 da parte di suo marito che la costringeva anche a dormire nella cuccia del cane: “Le donne devono smettere di vergognarsi, quindi anche esporsi e metterci la faccia”, ha esordito la donna.
“Sicuramente il 23 gennaio per me è un punto di arrivo”, ha aggiunto in attesa della sentenza dell’udienza fissata per gennaio 2025, “Il tribunale di Siena è stato veloce in questo. Manca per me la condanna, sapere di arrivare veramente a una giustizia reale e concreta. La cosa che mi provoca dolore è che io continuo a essere moglie di questo uomo che mi sta dicendo ‘qualsiasi cosa fai, ovunque sarai, continui ad essere mia moglie’. Ho bisogno psicologicamente, ma anche emotivamente, di riacquistare la mia libertà”.
“Ho avuto la forza di denunciare perché se noi donne vittime di violenza continuiamo a nasconderci, tutto questo non finirà mai”, ha spiegato, “È difficile accettare di aver sbagliato persona, è un fallimento personale. Noi donne credo che proviamo questa sensazione, il fallimento, il senso di colpa, ed è difficile aprire gli occhi. È un percorso duro ma dobbiamo sapere a cosa andiamo incontro, perché subentra una violenza sociale. Le persone avranno giudizi e pregiudizi, alcune puntano il dito contro le vittime di violenza. Ho perso il lavoro, il paese dove ero residente con i figli, ho perso tutto. Devo mettere in conto il pericolo di perdere la vita, cerco di non ascoltare la paura perché credo nella giustizia, ma la paura c’è”.
Raggiunto telefonicamente l’avvocato di Amelia, Manfredi Biotti, ha poi spiegato l’iter seguito dalla vittima che però non ha portato ai provvedimenti previsti dal codice rosso: “La prima querela fatta direttamente da Amelia, non è stata tenuta in considerazione ed è stata richiesta l’archiviazione, la procura aveva ritenuto che i fatti non fossero molto chiari. Con la nuova condotta, stalking persecuzioni e minacce abbiamo fatto una nuova querele integrata e la procura ha riaperto tutto, ma il gip dell’epoca ritenne che siccome i due coniugi non vivevano più in abitazione non era necessaria una misura di allontanamento. Il rischio per Amelia era alto, ma la valutazione è stata fatta dal tribunale. L’ulteriore rischio potrebbe essere successivo ad un eventuale sentenza, con la reazione della persona”.