Questo traguardo ha permesso loro di entrare nel prestigioso club degli “Abbott World Marathon Majors”, ricevendo la tanto ambita medaglia a sei stelle. Un incredibile risultato per i due membri dell'ASD Voltebasse.
La Maratona di Tokyo, nota per il suo percorso impegnativo e la partecipazione di alcuni dei migliori atleti a livello mondiale, è uno degli eventi più significativi nel mondo delle corse su lunga distanza. Completare tutte le sei maratone del circuito Abbott World Marathon Majors (Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago e New York) è considerato uno dei principali obiettivi più sfidanti per i maratoneti di tutto il mondo.
I protagonisti di questo straordinario traguardo, Elisa Capezzuoli e Filippo Borgogni due atleti senesi che, con determinazione e sacrificio, hanno portato a termine tutte e sei le maratone del circuito.
Iscritti all’Associazione Sportiva Dilettantistica Voltebasse, accompagnati dal maratoneta Davide Stazi anch’egli impegnato nel cammino delle 6 stelle, questi atleti hanno dimostrato impegno e passione per la corsa fin dai primi passi della loro carriera.
Le ore di allenamento, il sacrificio, la gestione degli ostacoli fisici e mentali, la passione per la corsa e la determinazione nel non mollare mai sono stati elementi cruciali per raggiungere questo obiettivo.
La medaglia con le sei stelle degli Abbott World Marathon Majors rappresenta non solo un riconoscimento delle capacità atletiche, ma anche della perseveranza, della dedizione e dello spirito di sacrificio.
Un simbolo di eccellenza sportiva come motivo di grande orgoglio per Siena e per l’Associazione Sportiva Dilettantistica Voltebasse. La loro impresa rappresenta un esempio di come, con impegno e passione, sia possibile raggiungere risultati eccezionali, ispirando futuri atleti a non smettere mai di sognare in grande. Oggi si guarda avanti verso nuove sfide e chissà se staranno già pensando alle future Nine Majors con l’aggiunta di Sidney, Shangai e cape town alle attuali six Majors. In certi casi la risposta è scontata.
Foto credit: F. Periccioli