''Nessuno doveva morire'': il giallo ambientato a Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa

''Nessuno doveva morire'': il giallo ambientato a Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa
giallo in val d'elsa
Marco Tarricone presenta il suo romanzo giallo tra misteri, rapimenti e paesaggi toscani mozzafiato, pubblicato nella collana ‘Luoghi e storie’ di Morellini Editore

“Elena sollevò lo sguardo.

Sembrava un quadro a olio dipinto da un maestro rinascimentale.

La minuscola strada sterrata faceva da confine fra i due versanti della collina, quello a meridione tappezzato da filari di vite e il suo opposto a grano. Da una parte il verde acceso dei primi timidi grappoli d’uva, dall’altra il biondo accecante delle spighe quasi mature. Le ondulazioni del terreno e il movimento sincronico del grano, scosso da lievi folate di vento, le fecero pensare a un prezioso tappeto la cui trama fosse carezzata da una mano invisibile. Il sole, basso sull’orizzonte, proiettava lunghe e minacciose ombre di cipressi scuri che davano un senso di inquietudine a quel paesaggio altrimenti idilliaco, a quel capolavoro contadino frutto di anni e anni di lavoro”.

Comincia così il mio romanzo giallo intitolato “Nessuno doveva morire” e uscito il 25 ottobre per Morellini editore.

Elena affronta la salita del poggio, sulle spalle il peso dello zainetto Invicta e nel cuore quello assai più gravoso del sospetto che qualcosa di serio sia accaduto ad Andrea, il suo ragazzo.

Andrea è scomparso, ed è scomparsa anche sua madre dall’antico casolare del Maggiociondolo, rinomata azienda vitivinicola posta in cima a un poggio a due passi da Colle di Val d’Elsa. La prima ipotesi che viene formulata dai protagonisti del romanzo, l’ispettrice Bonomi e l’ispettore capo Rinaldi, di stanza al Commissariato di Poggibonsi, è che Annarita e Andrea Gori siano stati rapiti ma l’aspetto che rende anomala questa vicenda è la mancata richiesta di un riscatto.

Sono Marco Tarricone, ex operaio metalmeccanico, dichiarato dottore in Lettere Moderne all’età di cinquant’anni, docente di materie tecniche in una scuola professionale e, per passione, scrittore di storie gialle e nere.

Torinese, mi considero da sempre un onnivoro in fatto di letteratura e un amante sincero della Toscana. La mia passione per i borghi, i paesaggi, i buoni vini e l’ottimo cibo, oltre alla piacevole schiettezza e operosità della gente di questa terra, mi hanno letteralmente catapultato all’interno delle pagine di “Nessuno doveva morire”. Un po’ come uno scultore intravede nel solido blocco la sua opera prigioniera del marmo, anch’io, nel mio piccolo, ho visto nelle pagine ancora tutte da scrivere questa vicenda che ritengo meritasse di essere narrata.

Poggibonsi, Colle di Val d’Elsa e il loro circondario erano lo spazio ideale dove ambientare il romanzo, che infatti è stato pubblicato nella collana Luoghi e storie. Qui, la scenografia non è una semplice quinta teatrale ma un vero e proprio protagonista che, a buon diritto, si insinua nelle strette maglie della trama. Carla Bonomi e Pietro Rinaldi la percorrono con la loro capacità investigativa e, spesso, con brillanti intuizioni. Sono luoghi di incomparabile bellezza, frutto del lavoro contadino che ha saputo trasformare una natura spesso ostile in alleata dell’uomo.

Ma, anche in un paesaggio idilliaco, possono celarsi tutte le contraddizioni e le meschinità umane.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti